la vita non è un grande armadio rustico dove si allineano pile di lenzuola immacolate e stirate, profumate da un sacchetto di lavanda, ma un coacervo di materassi sporchi dove uomini e donne sono venuti al mondo, dove hanno fornicato e dormito, dove hanno sofferto e sono morti, e tutto è bene così



venerdì 18 novembre 2016

alla fine di noi

scrivere di noi è impossibile se non ti ho mai amato e infondo lo sapevo lo sapevo che non ero in me che hai provato a cambiarmi e nessun incantesimo ti è mai riuscito perché sono vuota dentro e non ti ho dato nulla e forse non mi sento neanche troppo in colpa se vuoi saperlo non provo niente di niente non sento emozioni tristezza rabbia e più mi guardo indietro più mi sembra che tu sia lontano anni luce da me e ci vedo nelle foto insieme pensando che forse non siamo mai esistiti e vorrei non averti strappato anni della tua preziosa e bella vita vorrei ridarti i litigi il tempo perso e quella faccia spensierata che avevi prima di conoscermi e vorrei non essere quella che sono aver fatto quello che ho fatto e vorrei cancellare tutto e partire da zero e prima o poi me ne vado cazzo me ne vado da questa città fredda grigia solitaria che mi fa sentire incatenata e me ne vado di casa vado lontano da tutti lontano da chi non vorrei essere e magari finalmente dimagrisco e metto apposto la mia vita smetto di odiare smetto di sentirmi frustrata smetto di ripetere tutte queste cose che mi dico e mi ridico da anni ma poi non faccio nulla per cambiare ed è vero sono inconcludente e non so dove mi porterà il destino anche se forse al destino non ho mai creduto e anche questo lo dico sempre ma solo per fare la figa perché la verità è che non valgo un cazzo tanto quanto il resto dell'universo ma vorrei davvero puntare la sveglia per rivoluzionarmi per far si che il passato sia passato ma il futuro sia tutto in discesa e mi piacerebbe realizzare quei sogni che ho messo chissà dove nei cassetti assieme alla foto di te con il timone e alle felpe e i tuoi libri e le mie analogiche mentre sorridi e cazzo come vorrei che fossi qui ora per poterti chiedere scusa e dirti che si forse non ti ho amato come volevi ma di sicuro ti ho voluto bene come a nessuno mai

venerdì 5 febbraio 2016

Seghe mentali

Riprendo a scrivere, è deciso.
Febbraio è il mese delle seghe mentali.
Sono già trascorsi più di trentuno giorni del nuovo anno e ancora nulla è cambiato. Aspetto da sempre una scossa che smuova la monotonia della mia vita. Senza però far nulla.
Mi chiedo se forse è ora di smettere di peccare d'accidia, e lamentarmi di sentirmi immobile o inesorabilmente vuota dentro. Probabilmente la strada giusta per eliminare questa insoddisfazione è prendere in mano le redini della mia esistenza e dare agli eventi una svolta positiva. Ma come fare?

domenica 15 marzo 2015

C'era una volta

  
Quella canzone dei Gazebo Penguins non la ascolti più. Tutto cambia e me ne rendo conto da poco. Abbiamo attraversato 28 stagioni e siamo cambiati, come il tuo indirizzo di casa e come il cielo su AlexanderPlatz. Sono lontani quei pomeriggi che il termometro della Fides segnava trentuno gradi e mi portavi al parco. Stendevamo il telo con la tigre e senza sfiorarci stavamo in silenzio, ci sorridevamo, mi baciavi le guance e gli angoli della bocca. Ho ancora la foto di te con la foglia e i capelli folti.
Penso al film con il trattore che dobbiamo finire di guardare. Penso che ora ascolterò gli ExplosionsinTheSky. Penso al rullino con la tua foto, a come sarà quando lo farò sviluppare. Penso che mi sento in colpa di pensare troppo a queste cose adesso. Penso al sole su Bologna e alle tue scarpe appese a un filo, esattamente come me.

domenica 12 gennaio 2014

ancora tu

Bologna ...solo la notte, io e te ancora. Di nuovo le guance morbide, il freddo inverno, le orecchie da elfo, le gambe storte, le sfogliette, willy, le cose che non ti ho mai detto, le bugie, le liti, i silenzi, gli abbracci, il nostro volerci bene e non riuscire a darcene, valvonauta, la foto di te da piccolo con la torta, il film con il trattore.

giovedì 7 novembre 2013

Il disturbo da alimentazione incontrollata, detto anche BED (acronimo dell'inglese Binge Eating Disorder) è un disturbo del comportamento alimentare che si presenta clinicamente con episodi di abbuffate tipici della bulimia nervosa, senza però mostrare i comportamenti compensatori tipici di quest'ultima, quali vomito, abuso di lassativi o diuretici, digiuno successivo. È una patologia diffusa soprattutto tra le adolescenti che, in seguito ad una dieta eccessivamente restrittiva o a problemi personali, cercano un rimedio alla loro sofferenza nel cibo, fino ad arrivare a perdere il controllo. Le periodiche abbuffate possono riguardare sia alimenti dolci che salati, con successive coliche addominali. L'individuo affetto da tale sindrome ha come unico pensiero quello di ingerire qualsiasi tipo di alimento per calmare le proprie ansie, anche se è consapevole che potrebbe recare danni alla sua salute, perché troppo poco sano ed eccessivamente calorico. Di solito è una persona sofferente, isolata, ha scarsa considerazione di sé ed è piena di sensi di colpa perché si sente goffa e brutta. L'insoddisfazione e la depressione sembra potersi risolvere solo con il cibo, ma l'aumento ponderale rende ancora più difficile l'integrazione sociale e il disagio di questo soggetto.

domenica 13 ottobre 2013

Senza pazienza

La mia migliore amica dice che non si può ottenere tutto da un giorno all'altro. Io vorrei che fosse così. Svegliarmi una mattina a caso, guardarmi nello specchio ed essere finalmente come dico io.

domenica 6 ottobre 2013



Cosa importa di chi dice che dimagrire non mi porterà da nessuna parte, che non è la strada giusta per essere felice, che dovrei mollare la presa. Io non voglio lasciare tutto al caso. Guarda dove mi ha portata? 

sabato 5 ottobre 2013

Odio la mia vita. Certe volte vorrei urlare. Perché non riesco ad essere felice?

domenica 25 agosto 2013

onan vorrei

 
ho mangiato di nuovo le sfogliette e sono finalmente andata ad un concerto dei ministri. poi ho ripensato al mare e agli spintoni, al tuo naso tra i miei capelli, al bracciale dei coldplay che sta nel secondo cassetto della mia scrivania, alla nostra foto in casa tua quella mattina che saltai il compito d'italiano per vederti, a quando con quegli occhi infossati mi guardavi e la pizza ti tornava su. ho riletto le frasi del libricino blu, con la punteggiatura a caso, una grafia incomprensibile e tutto il resto. mi chiedo se hai finito di vedere mai quel film con il trattore, e con chi. se hai mostrato a qualcun'altro quella foto di te da piccolo con la torta di cui vai così fiero. ricordo della zafira e t'immagino guidare con la radio al massimo volume. penso a quando dicevi che non ho mai fatto nulla per vederti. vorrei aver fatto qualcosa. tu che mi parlavi di libertà, di vivere la vita giorno per giorno. c'è qualsiasi piccolo nostro momento ancora nei miei ricordi, quelli che ho dimenticato di scrivere. ora sento che tutto è cambiato e mi confondo. Mi sono Abituata alla fine, e se ci penso ti ringrazio d'avermi insegnato a vivere un po' meglio di come stavo facendo. sei nei miei pensieri un minuto al giorno. 

sabato 13 luglio 2013

il male

Prova solo ad immaginare come dev'essere sentirsi vuoti e non riuscire più ad avvertire un certo senso di sazietà, o non percepire più felicità. E che rabbia ti cresce in corpo e che pensieri ti annebbiano il cervello quando quel che ti resta è paura, insicurezza, insoddisfazione. E' un male da cui non ci si libera più per tutta la vita. Uno se lo porta appiccicato addosso come catrame e se lo porta anche dentro le viscere, lo cova, lo vomita e lo rimangia perché è tutto ciò che ha.

domenica 26 maggio 2013

L'odio.

Non me ne frega più niente. 
Mangio. Tutto il tempo. Tutto il giorno.
Guardo il foglio di stamattina. C'è scritto "io odio tutti", ed è vero.
Io odio tutti. 
IO ODIO TUTTI. 

lunedì 29 aprile 2013

nuovi inizi

"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla." 
(Albert Einstein)

domenica 28 aprile 2013

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Si, ero una di quelle bambine corpulente nelle quali il grasso, egualmente distribuito per tutto il corpo pare annullare ogni forma femminile. Hai mai visto l'astuccio di un contrabbasso? Così l'involucro di grasso nel quale, come lo strumento musicale nel suo astuccio, stava racchiuso e reso irriconoscibile il mio corpo. Non avevo sedere, non avevo ventre, non avevo fianchi o seno, ma soltanto grasso. Ricordo come qualche cosa che sia avvenuto ad un'altra persona, che quando camminavo le mie cosce si sfregavano una con l'altra, una sensazione umiliante alla quale non riuscivo ad abituarmi e che mi ispirava un sentimento di oscura infelicità, quasi il segno di una degradazione irreparabile. Ero insomma consapevole di mettere in caricatura ad ogni mio gesto le movenze graziose del corpo femminile. Come se questo non bastasse ero afflitta da una fame continua. Mangiavo troppo perché ero grassa. Cioè, mangiavo per consolarmi col cibo della mia infelicità. E infatti mangiavo anche quando non avevo fame, per una specie di stimolo nervoso un po' simile a quello che spinge i fumatori ad accendere una sigaretta dopo l'altra. Dimenticavo di essere grassa mangiando, cioè facendo, appunto, qualche cosa che avrebbe aumentato la mia grassezza. Oppure mi alzavo, andavo in cucina e aprivo il frigorifero e allungavo le mani su quello che trovavo, avanzi freddi di carne e verdure, rimasugli di dolci, pezzi di formaggio, vasetti di miele o marmellata. Mi rimpinzavo a caso e in gran fretta. La grassezza ai miei occhi simboleggiava tutto ciò che ero e non avrei voluto essere. Tutte queste mangiate e queste bevute sempre fatte di fretta e furia e con un senso oscuro di colpa, mi avevano fatta diventare furtiva, falsa, bugiarda, ipocrita, dissimulata. Anche di questo ero consapevole, come della mia ghiottoneria. Ma era una consapevolezza inoperante e impotente, che non serviva che a rendermi ancor più infelice.